Leonardo De Carlo - 2016-03-07

7 Giorni di Puglia - Monumento a Rodolfo Valentino


7 Giorni di Puglia è un progetto grafico dello studio Vyon Solutions, finalizzato a promuovere sul Web alcune delle località più belle ma forse meno conosciute della nostra Regione, in uno stile fresco e immediato.


Come le scegliamo? Abbiamo selezionato una serie di destinazioni, ma i viaggi troppo lineari non sono divertenti: se conoscete un monumento, località o aspetto di questi che secondo voi non viene valorizzato quanto dovrebbe, fatecelo sapere. Condivisione e comunicazione sono il fulcro dei social, e noi amiamo comunicare.

Perché sette giorni?

L’appuntamento con Sette Giorni di Puglia è settimanale: ogni lunedì verrà pubblicato un nuovo aggiornamento (per rallegrare il vostro inizio settimana!), perciò seguiteci tappa dopo tappa, condividete e fateci sapere cosa ne pensate. Ogni suggerimento è sempre bene accetto, e chissà...alla prossima potremmo passare da voi!

Monumento a Rodolfo Valentino

Il nostro viaggio non può che cominciare dalla nostra città d'origine, Castellaneta, e dal suo Mito, il celebre attore del cinema muto Rodolfo Valentino, la cui memoria viene costantemente portata avanti dalle attività della Fondazione Valentino.
Al secolo Rodolfo Pier Filiberto Raffaello Guglielmi, nacque il 6 maggio 1895 da Giovanni Guglielmi, dottore in veterinaria e dalla gentildonna di origini francesi Maria Berta Gabriella Barbin, ma lasciò la città in tenera età, prima per seguire il padre a Taranto e poi, a seguito della sua morte prematura, a Perugia, in collegio.
Ma l'Italia è troppo piccola per lui: dopo aver tentato di entrare nell'Accademia di Marina a Venezia e aver ottenuto a diciassette anni il diploma di agente rurale, nel 1913 s'imbarcò sul piroscafo Cleveland, diretto in America.
Prima di raggiungere la vetta Valentino dovette davvero rimboccarsi le maniche, prima come cameriere e ballerino e poi, introdotto a Hollywood dall'attore Norman Kerry, come comparsa in vari ruoli o antagonista. Verrà consacrato nel 1921, con I quattro cavalieri dell'Apocalisse diretto da Rex Ingram. Con lo Sceicco di George Melford, dello stesso anno, entrò nella leggenda. Il figlio dello sceicco, del 1926, fu purtroppo il suo ultimo film: il 23 agosto dello stesso anno Rodolfo Valentino morì a New York.
Secondo le cronache all'annuncio della sua morte alcune donne tentarono il suicidio davanti all'ospedale dove si era spento, a Londra una ragazza si avvelenò davanti a una sua foto con dedica e mentre il corpo era esposto alla Campbell Funeral Home, le strade di New York diventarono teatro di una rappresentazione quasi surreale, un delirio collettivo senza precedenti: una folla di centomila persone faceva furiosamente a pugni per arrivare a dargli l'estremo saluto.
Per maggiori informazioni sulla vita del nostro illustre concittadino, vi invitiamo a visitare il sito della Fondazione. Ma torniamo al monumento, che abbiamo pensato di rappresentare solo in parte (a voi il piacere della ricerca!): ad opera del Maestro Luigi Gheno e sotto la guida dell'architetto Nicola Cantore, venne commissionato dall'amministrazione comunale, inaugurato il 30 settembre 1961 sotto l'occhio attento dei media del tempo e restaurato di recente. Scrive il prof. Aurelio Miccoli sul Corriere del Giorno: "Lo scultore Luigi Gheno inventò un'opera d'arte funzionale a ricordare il valore di un uomo affermato in una delle tante attività dell'operato umano. Non la scenografica monumentalità su alti podi, riservata a regnanti, condottieri, eroi o santi, ma la celebrazione di un'idea: frantumata in tre quinte prospettiche sistemate su un'ampia predella percorribile, e realizzate con materiali della tradizione locale come la pietra calcarea bianca con il contrasto della ceramica colorata. Sulla quinta principale un bassorilievo celebra l'allegoria del cinematografo, con i suoi mezzi tecnici, le cineprese, gli illuminatori, il pubblico e le maestranze, e tutte e tre fanno da sfondo alla statua in ceramica che raffigura il divo nei panni del figlio dello sceicco. Una raffigurazione molto ideale, onirica, esaltata dal lucido del blu cobalto da cui è rivestita persino nel volto. E' l'idea del divo cinematografico, l'uomo che le folle imparano ad amare attraverso i personaggi, tutto sommato effimeri, che interpreta. Il tutto in un dinamismo continuo perché l'immagine costituita dagli elementi che compongono il «memorial» cambia in relazione al punto di vista e acquista un valore soggettivamente valido."

Sitografia
Fondazione Rodolfo Valentino, testi del prof. Antonio Ludovico, http://www.fondazionevalentino.it

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